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Infezioni ospedaliere sempre più frequenti: come arginare il problema

AntibioticiLe infezioni ospedaliere sono sempre più frequenti. Statisticamente ben l’8-10% dei pazienti ricoverati in ospedale va incontro a infezioni contratte durante la degenza. Nella maggior parte dei casi si tratta di polmoniti. Le setticemie, ovvero le infezioni generalizzate, da Klebsiella pneumoniae  possono raggiungere il 50%, mentre nei pazienti che hanno una sepsi grave o uno shock settico si arriva all’80%.

Cosa dicono gli esperti

Di questi temi ne hanno discusso gli esperti al secondo Workshop Pneumologico del Centro Italia organizzato presso l’Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma. Il problema più grave è che molti batteri che causano queste infezioni non rispondono più al trattamento antibiotico ed all’orizzonte non vi sono opzioni terapeutiche innovative.

Inoltre la Società italiana di pneumologia (SIP) evidenzia un dato molto preoccupante:  “da almeno venti anni l’industria farmaceutica ha cessato di allocare risorse alla ricerca sui nuovi antibiotici, che costano tanto in termini di sviluppo e rendono poco dal punto di vista economico, perché sono cicli brevi dai costi modesti rispetto ad altri tipi di farmaci”. La crisi però “è particolarmente grave perché la resistenza antimicrobica è progredita a causa dell’uso scriteriato degli antibiotici, e ci troviamo privi di armi contro i microbi resistenti”.

Antibiotici: bisogna razionalizzarne l’uso

Complessivamente quindi è richiesta a tutti quanti operano nel settore sanitario un’opera di sensibilizzazione e di informazione riguardo all’uso degli antibiotici che non vanno prescritti e somministrati laddove non necessario, ad esempio in caso di infezioni virali perché i virus non sono sensibli a questo genere di farmaci.

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