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AlzheimerL’Alzheimer è una patologia degenerativa da cui sono affette più di 44 milioni di persone al mondo e stando alle ultime stime da parte degli studiosi entro il 2050 il numero dei malati potrebbe addirittura raddoppiare. Uno studio italiano però potrebbe dischiudere nuve prospettive terapeutiche per la cura di questo morbo.

Lo studio è stato condotto dall’ìisituto Europeo per la Ricerca sul cervello fondato dal premio Nobel Rita Levi Montalcini. I ricercatori hanno studiato la malattia sul cervello di un criceto. Dallo studio è emerso che le proteine formate da dna che si chiamano beta-amiloidi originano all’interno di una cellula cerebrale. Queste proteine beta-amiloidi vengono però poi espulse dalle cellule dando origine alla formazioni di placche il cui accumulo determina l’Alzheimer vero e proprio. Se quindi si riuscisse a intervenire su questo processo di esplusione delle proteine beta-amiloidi dalle cellule del cervello si potrebbe riuscire a bloccare o comunque rallentare il decorso di questa patologia.

I ricercatori in questo senso avrebbero già realizzato una sorta di “sonde molecolari” formate da anticorpi attivi, in grado di eliminare selettivamente solo le moecole tossiche. I primi risultati dei test in vitro si sono rivelati positivi. Insomma grazie a questa scoperta potrebbero quindi mettersi a punto percorsi terapeutici più efficaci per contrastare il morbo di Alzheimer.

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