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Hard Disk

Realizzato l’hard disk più piccolo al mondo: può memorizzare i libri di tutte le bibioteche del mondo!

Ogni giorno nel mondo si produce una enorme mole di informazioni da memorizzare. Negli ultimi anni si è assistito a una vera e propria rivoluzione in fatto di hard disk, supporti fisici per la memorizzazione: dispositivi miniaturizzati con una crescente capacità  di immagazzinare dati.

I ricercatori del Kavli Institute of Nanoscience nell’Università di Delft (Paesi Bassi) hanno fatto un ulteriore passo in avanti: hanno presentato un hard disk capace di memorizzare i bit informativi in atomi con una densità 500 volte maggiore rispetto a quelli già presenti in commercio.

Volendo fare un paragone che possa rendere l’idea, si potrebbe dire che questo hard disk sarebbe in grado di memorizzare non soltanto tutti i libri di una bilioteca, ma tutti i libri di tutte le biblioteche del mondo!

Così in particolare ha commentato questi risultati Luca Trupiano, tecnologo dell’Istituto di Scienza e Tecnologia dell’Informazione ‘A. Faedo’ del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Pisa: “un passo avanti molto importante. Anche se al momento questo hard disk funziona solo in laboratorio, ed è ben lontano dalla produzione industriale, avvicina la possibilità di creare dispositivi elettronici portatili dalla memoria infinita, così come infrastrutture e data center più piccoli con consumi energetici più bassi”.

Insomma l’esigenza di miniaturizzare, considerando che ogni giorno nel mondo si producono un miliardo di gigabyte di nuovi dati, diventa sempre più imprenscindibile.

Ma come funziona questa straordinaria memoria? gli atomi di cloro si dispongono su una superficie di rame andando a formare una sorta di scacchiera: nel momento in cui manca un atomo si crea uno spazio vuoto che viene riempito con lo spostamento degli atomi vicini. Questi spazi vuoti possono essere combinati anche in modo da formare dei segnali.

Tuttavia al momento questo disco non potrebbe operare nella quotidianeità in quanto funziona solo in condizioni di vuoto spinto a 200 gradi sotto zero. La ricerca è stata pubblicata su Nature Nanotechnology.

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