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Referendum costituzionale 4 dicembre: cos’è e cosa prevede

ParlamentoPer il referendum costituzionale si voterà il 4 dicembre prossimo dalle 7 alle 23. Gli italiani saranno chiamati a votare al referedum per esprimere il proprio consenso o dissenso in merito alla riforma della costituzione approvata dal governo. Nota anche come Legge Boschi in quanto la ministra per le riforme costituzionali Maria Elena Boschi l’ha firmata assieme al presidente del consiglio Matteo Renzi.

Tale legge fin dalla approvazione definitiva del ddl Renzi-Boschi del 12 aprile scorso, quando la Camera ha dato il suo via libera al testo con 361 voti a favore, 7 contrari e 2 astenuti, ha suscitato un accesso dibattito tra costituzionalisti e non solo.

Trattandosi di una legge che va a modificare l’impianto costituzionale, sulla stessa deve pronunciarsi anche il corpo elettorale, come previsto  dall’articolo 138 della carta costituzionale che regola tale procedura. Ricordiamo anche che in caso di referendum costituzionale, a differenza di quello abrogativo, non si prevede alcun quorum, per cui il risultato sarà valido indipendentemente dal numero delle persone che voteranno.

Questo il quesito referendario che verrà stampato sulle schede elettorali: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della costituzione, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?”

La riforma tra i suoi quesiti prevede il superamento del bicameralismo paritario o perfetto in quanto il Senato è una sorta di doppione della Camera svolgendo di fatto le stesse funzioni anche separatamente. Ad esempio una legge ordinaria o la fiducia al governo viene approvata solo se riceve il sì di entrambe le Camere. Col bicameralismo differenziato il senato diviene organo di rappresentanza delle istituzioni territoriali.

Il ddl approvato del ministro Boschi va a modificare i poteri dell’esecutivo, ridefinisce i compiti e le attribuzioni tra Stato e Regioni, modifica le regole per l’elezione del presidente della repubblica, le leggi di iniziativa popolare e i referendum, elimina i Cnel (Il Consiglio Nazioanle dell’economia e del Lavoro) e le province.

Inoltre se venisse approvata andrebbe ad incidere anche sul numero dei parlamentari in quanto i senatori elettivi passerebbero  da 315 a 95 (più 5 di nomina del Presidente della Repubblica) e non percepirebbero alcuna indennità.

Inoltre la riforma introduce i referendum propositivi e d’indirizzo. Riguardo al quorum per la validità dei referendum abrogativi, nel caso vengano richiesti da 800mila elettori, non sarà più necessario il voto del 50% degli aventi diritto ma diverrà suficiente la metà più 1 dei votanti alle precedenti elezioni politiche.

Di fondo il voto per il referendum rischia di diventare un sondaggio pro o contro i governo Renzi. Responsabile in questo sesno è proprio il presidente del consiglio  che ha politicizizzato il quesito referendario dandogli per l’appunto una valenza politica che distrae gli elettori dal contenuto del referendum stesso.

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