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Alzheimer: una proteina ne arresta la progressione

AlzheimerUna ricerca condotta dalla University of New South Wales, in collaborazione con un gruppo di ricercatori del NeuRA (Neuroscience Research Australia) ha aggiunto nuovi tasselli riguardo al modo in cui l’Alzheimer riesce a svilupparsi andando a intossicare i neuroni.

Lo studio

I ricercatori hanno scoperto che al diminuire di una proteina, la  p38y chinasi, questa patologia neurodegenerativa tende a progredire. Nel momento in cui viene reintrodotta nel cervello si è visto che è possibile ottenere il recupero di alcune funzioni cognitive. In sostanza i riercatori hanno dovuto rivedere alcuni paradigmi riguardo questa patologia.

Gli scienziati ritenevano infatti che le proteine beta-amiloidi fossero in grado di indurre una modificazione alla proteina tau (mediante fosforilazione) a sua volta responsabile dell’Alzheimer.  In realtà stando a questo nuovo studio la fosforilazione della proteina tau avrebbe un effetto protettivo sui neuroni ed è proprio quando l’Alzheimer progredisce che tale proteina diminuisce.

Per i ricercatori, tale proteina p38y chinasi, ha un enorme potenziale terapeutico che potrebbe portare a ritardare o addirittura arrestare la progressione della malattia di Alzheimer.

Cos’è l’Alzheimer

Questa patologia neurodegenerativa è stata descritta per la prima volta nel 1906, dallo psichiatra e neuropatologo tedesco Alois Alzheimer. Tale malattia comporta il progressivo danneggiamento dell’ippocampo, un’area del cervello associata all’apprendimento. La perdita di memoria rappresenta il primo sintomo relativo al morbo.

Alzherimer: cause

La malattia determina un progressivo accumulo di placche amiloidi nel cervello. Ancora non è chiara la causa prima di questa degenerazione. Inoltre si riscontra anche una carenza di sostanze chimiche, come l’acetilcolina, che lavorano come neurotrasmettitori, che svolgono un ruolo importante nella comunicazione tra le cellule nervose.

Alzheimer: sintomi

Pur risultando differenti da paziente a paziente le caratteristiche cliniche di questa malatia, un tratto comune è rappresentato dalla perdita di memoria. Ovvero si inizia coll’avere difficoltà a ricordare eventi recenti. Questi episodi di dimenticanza col passare del tempo divengono sempre più frequenti. Altri sintomi che possono associarsi riguardano la difficoltà di esecuzione delle attività quotidiane e disturbi del linguaggio. Al disturbo di memoria talvolta può associarsi anche disorientamento spaziale, temporale e topografico, nonché alterazioni della personalità.

Alzheimer: cura

Attualmente purtroppo non esiste una cura per questa malattia. I trattamenti oggi disponibili riescono a contenerne i sintomi. Si utilizzano farmaci che contrastano l’acetilcolinesterasi, un enzima che distrugge l’acetilcolina, ovvero il neurotrasmettitore che deficita nei pazienti malati di Alzheimer. Nuove prospettive di ricerca riguardano lo sviluppo di un vaccino per contrastare la formazione di b-amiloide, le placche che intossicano il cervello.

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